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Dieta mediterranea addio, con la crisi si mangiano meno cibi sani

Dieta mediterranea addio, con la crisi si mangiano meno cibi sani
da in Alimentazione Equilibrata, Dieta Mediterranea, Junk food
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    Addio alla dieta mediterranea per tantissime famiglie italiane che, con la crisi economica in corso, si sono trovate costrette a tagliare dalla lista della spesa alcuni cibi, più costosi ma anche più sani e che sono i pilastri della dieta mediterranea. Così, negli ultimi mesi, le famiglie a basso-medio reddito (ovvero fino a 25.000 euro) si sono trovate costrette a consumare meno olio di oliva e verdure, cereali e yogurt perché costano troppo. Un duro colpo alle abitudini alimentari ormai consolidate nel nostro paese ma anche alla salute, perché si tratta di alimenti che sono un toccasana per la dieta.

    Le famiglie, dovendo quindi rinunciare ad alimenti come olio di oliva e verdure, cereali e yogurt, comprano più margarina e carni in scatola perché hanno un costo inferiore rispetto a tantissimi altri cibi. I dati dimostrano anche come il 68% di chi guadagna 40.000 euro l’anno continui invece a comprare gli alimenti considerati più costosi e a mantenere inalterate le sue abitudini alimentari. Queste famiglie consumano molto spesso pesce, frutta, legumi e carni bianche. “Le famiglie italiane a basso reddito hanno un tasso obesità al 36%, quelle ad alto reddito al 20%. La dieta mediterranea è in via di estinzione”, dice Marialaura Bonaccio dei laboratori della Fondazione “Giovanni Paolo II” dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Campobasso, che è stata a capo di uno studio svolto su 13.262 italiani.

    Un altro problema legato alla dieta mediterranea sollevato negli ultimi mesi, è che la spending review, ovvero la manovra economica di risparmio del Governo, prevede la soppressione dell’Inran, l’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione. Si tratta di un istituto che svolge un lavoro fondamentale di ricerca sui cibi e sull’alimentazione: questa decisione “consegnerà alla disoccupazione 80 persone e determinerà la dispersione di un patrimonio di ricerca scientifica di un ente che esiste dal 1939 e che ha strutturato la dieta mediterranea”, denunciano in molti. Laura Rossi, ricercatrice dell’Istituto, ha protestato con moltissimi suoi colleghi davanti al ministero delle Politiche Agricole.

    Ministero dal quale provengono la maggior parte dei progetti di ricerca affidati all’ente. Oltre al problema della disoccupazione dei ricercatori, ( “Abbiamo 80 precari, ricercatori con contratto a tempo determinato – dice Laura Rossi – che rischiano di passare da un processo di stabilizzazione al licenziamento”), ricordiamo che l’Inran ogni 10 anni realizza le importantissime linee guida per una sana alimentazione. Consigli utilissimi, perché ricordiamo che la nostra salute, per prima cosa, è determinata dallo stile alimentare e una corretta dieta mediterranea è in grado di diminuire i rischi di varie malattie. Inoltre l’Istituto ha attivato alcuni impostanti progetti che coinvolgono le scuole, per combattere l’obesità infantile.

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