Gli Ogm sono alla base della nostra dieta

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    Gallo gigante

    Cosa mangiamo? In realtà non sono sicura di saperlo. Perché la catena alimentare è talmente manomessa che posso avere la certezza di come sia cresciuto il pollo che mi arriva nel piatto e se è stato nutrito in un modo che un domani non mi faccia male. Ho letto un articolo sul Corriere della Sera e mi ha lasciata abbastanza basita. Ogni anno gli allevamenti italiani consumano 3,5 milioni di tonnellate di farina di soia Ogm (organismo geneticamente modificato). È una quota pari al 25% del fabbisogno totale (14,5 milioni di tonnellate, di cui 10,5 milioni di mais) necessario per nutrire bovini, suini, polli e tacchini. Voi lo spaventa? Io no.

    La farina di soia fornisce proteine e incide in maniera diversa nella dieta degli animali: si va dal 10% per i suini, al 30% per i bovini da latte. Facciamo un esempio Consorzio agrario di Cremona, rispettando tutte le leggi europee, vende la metà dei mangimi consumati dai 110 mila bovini della provincia e ne consegue che sempre in questa zona viene prodotto ottimo latte fresco, Grana Padano,ecc. Non riflettiamo mai sul fatto che quel pezzettino di buonissimo formaggio è stato prodotto con il latte di una mucca che ha ingerito un mangime, con una componente ogm.

    Dopo il pezzo di ieri del Corriere, Luca Zaia, ministro dell’Agricoltura, ha scritto al direttore palesando la sua contrarietà agli Ogm negli alimenti. Non sono una sostenitrice del biologico, ma a questopunto inizio a pensare che sia l’unico modo per sapere cosa stiamo mangiando.