I disturbi alimentari possono dipendere da alcuni recettori malfunzionanti

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    I disturbi alimentari sono molto frequenti. L’anoressia dilaga tra i più giovani e fioriscono nuove e gravi manie, come la drunkoressia o l’ortoressia. C’è chi pur di mangiare correttamente entra nel loop opposto causandosi gravi carenze alimentari in nome della dieta sana e chi invece si strafoga di nascosto, magari nel cuore della notte. Sono malattie diverse tra loro, ma hanno un denominatore comune: le persone che soffrono di disturbi dell’alimentazione stanno mettendo a rischio la loro salute. Come mai? Ci sono molte spiegazioni e tante sono frutto di un disagio interiore, anche se un recente studio ha evidenziato il ruolo di alcuni recettori presenti nel cervello e coinvolti nei disturbi alimentari.

    I disturbi alimentari sono in crescita

    I disturbi alimentari possono comparire all’età di 8 anni. Nascono come capricci, magari per ribellarsi ai genitori. Bisogna stare molto attenti quindi non solo ai comportamenti degli adolescenti, ma anche a quelli dei bambini. Spesso anoressia e bulimia sono solo un modo per richiamare l’attenzione, ma ovviamente possono diventare delle malattie mortali se non curate per tempo e nel modo giusto. Di anoressia muoiono 8 mila morti all’anno, il doppio dei decessi per incidenti stradali in Italia. Laura Dalla Ragione, psichiatra e psicoterapeuta direttore di due centri per i disturbi del comportamento alimentare in Umbria e referente del Ministero della Salute per i disturbi alimentari, ha raccontato all’Ansa: “In Italia siamo di fronte ad una vera epidemia sociale e stiamo parlando di tre milioni di persone ammalate che soffrono di anoressia, bulimia e disturbo da alimentazione incontrollata”. Ma c’è di più, perché di questi 3 milioni, 500 mila fanno, contemporaneamente, uso anche di alcol. Purtroppo le strutture per la cura di questi disturbi sono pochi nel nostro Paese. Ricordiamo però che quello più grande e a Varese, a Villa Miralago. L’anoressia è la prima causa di morte psichiatrica e fa più vittime della depressione.

    Disturbi alimentari e recettori cerebrali

    Come abbiamo accennato all’inizio dell’articolo, possono esserci cause psichiche, ma anche fisiche. A seguito di un malfunzionamento dei recettori dei cannabinoidi, le persone possono sviluppare malattie come l’anoressia e la bulimia. Questi “colpevoli” provocherebbero un deficit di endocannabinoidi, che a loro a volta agiscono sul cervello e da loro dipende la stimolazione dell’appetito. Per giungere a questa tesi, i medici hanno fatto una PET (Positron Emission Tomography) su un gruppo di donne affette da bulimia o anoressia, e ovviamente per controllo anche su un gruppo di donne sane. Confrontando i risultati, gli esperti si sono accorti della presenza di un deficit nei livelli di endocannabinoidi e una ridotta funzione del recettore CB1 nelle signore anoressiche. Le persone bulimiche invece avevano un aumento di disponibilità del CB1R nella regione del cervello chiamata “insula”.

    I nuovi disturbi alimentari, dalla drunkoressia alla pregoressia

    I disturbi alimentari sono in continuo aumento e si stanno diffondendo a macchia d’olio anche nel nostro Paese. Anoressia e bulimia sono le malattie più temute perché molto note e conosciute, ma fanno paura anche i nuovi disagi, decisamente più subdoli, come l’ortoressia, la drunkoressia, l’anoressia atletica e la pregoressia. La drunkoressia è l’abitudine di consumare moltissimi alcolici, magari a stomaco vuoto. Capita spesso di ammalarsi alle ragazze che amano l’happy hour: pur di bere molto, rinunciano al cibo per poter assumere più calorie alcoliche. Secondo dati recenti, il 30% delle universitarie soffre di questo disordine. Salgono anche i numeri relativi all’anoressia atletica: in questo caso si sviluppa una mania per la ginnastica per consumare calorie. La ‘pregoressia’ è sicuramente il disturbo più nuovo. Si tratta del rifiuto ad aumentare di peso in gravidanza che porta le future mamme a seguire diete insane e fare esercizio fisico in eccesso. È davvero molto dannoso per la mamma, ma soprattutto per lo sviluppo del bambino.