L’amaro ingrassa e non aiuta la digestione

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    ammazzacaffe

    Alla fine del pasto sono molte le persone che si concedono il classico ammazzacaffè. Niente male e pure gustoso, soprattutto perché si è convinti che possa aiutare a digerire. C’è un luogo comune che sostiene che l’alcol bruci i grassi. È tutto falso: non fa digerire e fa ingrassare. Non dico di non berlo ogni tanto, ma almeno essere consapevoli di quello che si sta facendo. Anzi fate molta attenzione, perché l’alcol nei distillati tende a irritare le pareti dello stomaco, causando anche un rallentamento della digestione. Insomma, un effetto decisamente contrario a quello che ci si aspetta.

    Il vino invece favorisce la digestione perché, a piccole dosi, stimola la secrezione gastrica. Se dovete scegliere di conseguenza un amaro, preferite il rabarbaro: la sua gradazione alcolica è molto bassa (12,5°) e potrebbe aiutarvi dopo mangiato, perché solo a stomaco pieno si può bere alcol.

    Un bicchiere di amaro da 30 ml contiene 55 calorie (5 arrivano dagli zuccheri, introdotti per “correggere” il gusto amaro delle erbe, le altre 50 dall’alcol). È quindi ovvio che questo famoso bicchierino può costare davvero molto alla linea, soprattutto quando si è a dieta. Evitate il più possibile, se non volete ingrassare, oppure annegatelo con il ghiaccio che allunga la bevanda, abbassando la gradazione alcolica.

    Gli intenditori rabbrividiranno a sentire questa cosa perché ovviamente si perde, in parte, il gusto dato dalle erbe. Le più famose sono l’arancio amaro, il luppolo, l’angelica, la china, la noce vomica, la radice di genziana, il mirto sardo, limoncello, l’ortica, ecc.