Le regole della cucina biodiversa

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    Mai sentito parlare di cucina biodiversa? Non è una moda, ma un vero e proprio modus vivendi basato sulla scelta e sul consumo di alimenti e ingredienti totalmente biologici, nel pieno rispetto della natura e dei suoi ritmi. Una cucina che privilegia la freschezza e la qualità dei prodotti a salvaguardia della nostra salute! Traendo spunto dal “ «Vademecum per la biodiversità quotidiana!” di Chiara Spadaro, ecco qualche suggerimento per orientarsi nel mondo della cucina bio

    Consigli “biodiversi”

    Il primo principio importante della cucina biodiversa è “accorciare le distanze”, ovvero privilegiare i prodotti locali e di filiera corta, qualitativamente migliori e molto più freschi di quelli di importazione. Altrettanto importante è la valorizzazione dei piccoli produttori, solitamente più rispettosi della natura e degli animali da allevamento, che nelle realtà di grandi dimensioni tendono ad essere considerati e trattati come mera merce di scambio. In realtà la cucina biodiversa non vede di buon occhio gli alimenti di origine animale, preferendo di gran lunga quelli vegetali, ma non ne vieta comunque il consumo, considerato che la maggior parte delle persone è ancora restia a fare una scelta di tipo vegano o a optare per diete disintossicanti completamente vegetariane. Altro punto fondamentale è la scelta dei prodotti derivanti dall’agricoltura biologica, più indicati per dimagrire naturalmente e privi di concimi e diserbanti chimici potenzialmente dannosi.

    Regole della cucina biodiversa

    Questo tipo di cucina bandisce tutti i prodotti a lunga conservazione e gli ingredienti troppo raffinati, privilegiando le tecniche di lavorazione semplici. Semplicità è la parola d’ordine anche dei metodi di cottura biodiversi, quelli più amati sono infatti la cottura al vapore, stufata, a fuoco lento e sotto coperchio. Largo spazio poi alle ricette tradizionali, quelle tramandate di generazione in generazione, che aiutano a tenere vive le memorie di un tempo, e ai piatti cosiddetti “di recupero”, quelli che riutilizzano parti di alimenti solitamente scartate, come gambi, foglie, baccelli e via dicendo. Ovviamente anche tutto ciò che serve a trasportare i prodotti biologici deve per forza rispettare le regole del rispetto ambientale, così come gli arredi e l’architettura in genere, orientate al “riciclo”. Non bisogna sottovalutare poi l’importanza dell’informazione nel piatto, è infatti fondamentale sapere cosa si sta mangiando, la provenienza e l’origine dei prodotti, imparando a decifrare, quando necessario, le etichette, le sigle e i codici impressi sui cibi. Infine vanno rifiutati i prodotti della terra ottenuti tramite sfruttamento dei lavoratori e va rivendicato il diritto a “menu trasparenti”, ove siano specificati i prezzi dei diversi prodotti in modo tale che i passaggi della filiera alimentare risultino chiari e comprensibili a tutti.

    Dolcetto o scherzetto?