Nutrigenetica: dieta e DNA

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    Il patrimonio genetico potrebbe rivelare molte sorprese, anche in fatto di dieta: ognuno di noi è diverso e per mantenersi in forma dovrebbe quindi mangiare cibi diversi. Il nostro patrimonio genetico, secondo la scienza chiamata appunto Nutrigenetica indicherebbe chiaramente quali cibi sono adatti al nostro benessere e quali no. Partendo dal DNA quindi sarebbe possibile anche elaborare un dieta personalizzata e perfetta per ognuno di noi. Sogno o realtà? Pare proprio che questa potrà diventare una realtà molto molto presto.

    “L’individuo risponde in modo unico a quelli che noi potremmo definire “insulti” alimentari e alle diverse sollecitazioni comportamentali, in quanto tutti i cicli metabolici umani sono regolati da infinite molecole che possiedono una elevatissima intervariabilità. Questa variabilità, che ci identifica come “unici”, ha la sua origine nel nostro materiale genetico” sottolinea la Dott.ssa Maria Cristina Patrosso, Specialista in Genetica Medica e Responsabile del Laboratorio di Genetica Medica dell’Azienda Ospedaliera “Niguarda Ca’ Granda”.

    Applicando la genetica alle scienze della nutrizione sarebbe quindi possibile scoprire il vero effetto dei cibi sul nostro fisico e sul nostro benessere.

    E proprio su questo tema un gruppo di esperti di nutrigenetica dell’azienda G&Life di Trieste , ha sviluppato G-diet, ovvero un sistema rapido ed economico per analizzare il DNA. Il sistema elabora anche la dieta più idonea al nostro fisico con molta precisione.

    “La possibilità di conoscere quindi il nostro profilo genetico in relazione a tali metabolismi ci permetterà di adeguare le nostre abitudini alimentari e di vita, coerentemente con la nostra condizione genetica. Siamo solo all’inizio del cammino della nutrigenetica, poiché non abbiamo una conoscenza completa dell’interazione fra tutte le variabili umane; tuttavia, un test come G-diet è un buon punto di partenza, che rende l’individuo consapevole del vantaggio di un’ azione preventiva, a tutto vantaggio di una vecchiaia più sana”, conclude la Dott.ssa Patrosso.