Obesità, la Danimarca ha applicato la prima fat tax

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    L’obesità fa paura e le strategie per bloccare il diffondersi di questa malattia sono davvero numerose. La Danimarca ha introdotto sabato la prima «fat tax». In che cosa consiste? Spesso ne hanno parlato gli americani, che sono il popolo più grasso del mondo, ma a mettere le mani avanti sono stati loro, i danesi. In sostanza è l’aumento dei costi dei prodotti che contengono molti grassi saturi, i veri nemici delle arterie, e ovviamente i responsabili anche dell’innalzamento dei livelli di colesterolo.

    I Paesi del Nord, per cultura, consumano molti più prodotti caseari (dal burro al formaggio) e di conseguenza hanno un’alimentazione decisamente più grassa e unta. I dati in Danimarca hanno dimostrato che il 4% delle morti premature nel Paese siano il risultato di un eccessivo consumo di grassi saturi. Ecco quindi una soluzione o meglio un tentativo di arginare la questione.

    La tassa pesa di più ovviamente sul burro, gli oli e i prodotti lattiero-caseari in generale. I calcoli sono abbastanza semplici. L’imposta tocca i cibi con il 2,3% di grassi saturi con 16 corone (circa 2 euro) al chilogrammo di nutriente. Risultato? Un rincaro del 30% di certi alimenti come il burro, l’8% per le patatine e il 7% per l’olio d’oliva.

    Come detto prima la fat tax non è una novità assoluta. I Francesi, per esempio, hanno deciso di tassare dal 2012 le bibite zuccherate, l’Ungheria ha messo la «tassa anti-obesità», un tributo addizionale sui cibi confezionati ad alto contenuto di sale, di zuccheri o carboidrati, come patatine e cioccolata. Non so se questa può essere una soluzione. Si dice che in tempo di crisi l’alimentazione tenda a peggiorare perché le persone vanno al risparmio: in questo modo che cosa mangeranno?