Obesità, malattia in calo negli Stati Uniti

Obesità di Botero

Il primo incoraggiante risultato è stato ottenuto: secondo gli ultimi dati il tasso di crescita degli obesi in Usa sembra essere rallentato. Si vede che le campagne di sensibilizzazione, le iniziative per ridurre i cibi grassi a tavola e fuori pasto, promuovere l’attività fisica sono davvero servite a qualcosa. Tenete conto che negli Stati Uniti le persone extralarge sono quasi un terzo della popolazione. Ovviamente non si può parlare di controtendenza o risoluzione del problema, ma di certo è un primo passo. Voi che ne dite: credete che in Italia si stia facendo a sufficienza?

Lo studio, condotta da Katherine Flegal dei Centers for Disease Control and Prevention, ha raccolto i dati relativi ad altezza e peso di 5.500 americani con più di 20 anni, confrontando i risultati con quelli degli anni ’70, ’80 e ’90 del Novecento.

Secondo i ricercatori ci sono le basi per un cauto ottimismo. I programmi per aumentare l’attività fisica e ‘tagliare’ le calorie, scrivono gli scienziati, potranno portare “a futuri cali nella prevalenza dell’obesità”. Stando agli ultimi dati nel 2007-08 la prevalenza di obesità negli Stati Uniti era del 33,8%, con il 32,2% fra gli uomini e il 35,5% fra le donne. Il record spettava alle donne di colore (non ispaniche), con il 49,6%.

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Giovedì 14/01/2010 da

Commenti (1)

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Paolo de andreis 14 gennaio 2010 13:59

Credo che in Italia si stia facendo pochissimo. Si urlano molti dati allarmanti ma non si dice una sola parola sulla discriminazione anti-obesi, vera fonte dell’obesità persistente.
Negli States, invece, da diversi anni è in crescita la discussione sull’argomento, condita da proposte di legge. Qui da noi crediamo ancora che l’obesità sia una malattia dell’individuo, invece è un potente termometro della socialità malata in cui ci dibattiamo.

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