Obesità, sempre più italiani a rischio

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    Nel 2025 un italiano su due soffrirà di obesità? No, non è fantascienza ma un ritratto possibile della salute futura delle popolazione italiana se non si fa immediatamente qualcosa per invertire la tendenza. Entro il 2025 in Italia ci saranno 20 milioni di obesi secondo le stime dell’Adi, l’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica, che lo scorso 10 ottobre, durante l’Obesity Day, ha presentato i risultati di una ricerca molto interessante. “L’obesità è una delle sfide del ventunesimo secolo più difficili per i paesi europei. Possiamo tranquillamente affermare che in Italia il 50% della popolazione ha un qualche problema con il proprio peso“, dicono infatti dall’Adi.

    Uno degli interventi pensati per contrastare questo pericoloso fenomeno, è quello di portare l’educazione alimentare nelle scuole, facendola diventare una vera e propria materia di studio. I bambini per primi devono capire cosa si intende quando si parla di obesità è che l’essere sovrappeso non è solo un problema per il look ma anche, e soprattutto, per la salute.

    Secondo un’indagine Ipsos, il 97% degli italiani sarebbe d’accordo nell’introdurre questa nuova materia nelle scuole. Secondo l’81% degli intervistati, le iniziative promosse dalle istituzioni per affrontare il problema dell’obesità sono solo delle scorciatoie che non risolvono nulla e il 78% considera sbagliate le politiche proibizionistiche.

    “Fino ad oggi le risposte politiche – dicono gli esperti – si sono focalizzate su singoli fattori o hanno fatto appello alla responsabilità dei singoli attraverso campagne educative. Siamo convinti che gli elementi base per la riuscita dell’intervento devono comprendere scelte politiche e programmi rivolti alla popolazione, insieme a normative e azioni ambientali, che facciano parte di una strategia coordinata di sanità pubblica a lungo termine”.

    Vietare alcuni tipi di cibi, come successo recentemente con i soft drinks e bibite gassate, “sono probabilmente inutili come dimostra uno studio recentemente pubblicato sul New England Journal of Medicine”, dice il nutrizonista Fatati.

    Quello che è chiaro a tutti è che è necessario fare qualcosa e anche velocemente. Proprio per questo gli specialisti dell’Adi hanno studiato delle proposte concrete che potranno davvero aiutare a migliorare la situazione.

    “Quando parliamo di interventi strutturali – dice Fatati – andiamo da quelli più semplici come le aree di rispetto intorno agli edifici scolastici per consentire ai ragazzi di seguire dei percorsi pedonali in sicurezza, allo spazio di quartiere o isolato per i giochi di movimento dei bambini, a interventi più impegnativi come la progettazione di ipermercati sostenibili nelle società postindustrializzate”.

    Secondo gli esperti però, servono anche politiche innovative di collaborazione con le industrie oltre ad un potenziamento dei Servizi di Dietetica e Nutrizione Clinica che sono “uno strumento insostituibile non solo per l’assistenza ai soggetti obesi ma per guidare le scelte di politica sanitaria correlate”.