Zuccheri, un veleno per la linea

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    Gli zuccheri fanno molto male, creano dipendenza e minacciano la linea. Di solito quando si parla di dieta, s’invita sempre a ridurre il sale, ma non deve e non può essere l’unica fonte di preoccupazione. Gli zuccheri, secondo uno studio dell’Università di Princeton, nel New Jersey, sono ovunque e il nostro corpo sviluppa una sorta di assuefazione, molto pericolosa, che ci induce a mangiarne sempre di più. Lo hanno verificato con un esperimento su cavie. Vediamo come hanno risposto i topolini agli stimoli.

    Lo zucchero in eccesso è dannoso come il sale

    Gli esperti, durante la ricerca, hanno somministrato acqua e zucchero alle cavie, dopo una notte di digiuno. Il risultato? Dopo tre settimane, gli animali erano impazienti e hanno mostrato atteggiamenti simili ai tossici. In un secondo test, le cavie dopo essere state alimentate con zuccheri hanno fatto un periodo di astinenza. Quando l’alimentazione ha reintegrato gli zuccheri, i topi ne mangiavano molti di più. Come significa? Secondo gli esperti, mangiare troppi zuccheri agisce sul cervello proprio come abusare di grassi, causando gravi problemi alla salute, ma anche alla linea. Abbiamo affrontato questo medesimo meccanismo, analizzando i danni prodotti dal junk food. Questo prodotto si trova nascosto in molti cibi, come le bibite o le merendine, ma anche in alimenti preconfezionati (dalle lasagne di gastronomia agli arrosti pronti) o nella semplice passata di pomodoro. Mangiarne in eccesso ovviamente aumenta il rischio di sviluppare il diabete, ma anche l’obesità – di cui spesso parliamo perché sta dilagando – e tutte le malattie legate al cuore.

    Il cervello ha bisogno di zucchero?

    Quante volte avete sentito la vostra mamma dire: “Mangia un dolcetto, il cervello ha bisogno di zucchero”. È in parte vero, ma dipende da quale tipo di zucchero. Secondo i ricercatori dell’Università della California a Los Angeles (UCLA), una dieta ricca di fruttosio tende ad abbassare il quoziente intellettivo (QI) al posto di alzarlo. Per giungere a questa teoria, c’è stato ovviamente un lungo studio, che il dottor Fernando Gomez-Pinilla ha commentato così: “I nostri risultati dimostrano che ciò che si mangia influenza il modo di pensare. Assumere un alto contenuto di fruttosio tramite la dieta, a lungo termine altera la capacità del cervello di apprendere e ricordare le informazioni, ma l’aggiunta di omega-3 acidi grassi nei propri pasti può aiutare a minimizzare i danni”. Come sempre, quindi non bisogna valutare il ruolo di un singolo e isolato alimento, ma il modo in cui viene integrato all’interno di una dieta ben bilanciata. È necessario poi fare una seconda precisazione. Il fruttosio, qui indicato dagli esperti, non è quello naturalmente presente nella frutta, che contiene anche molti antiossidanti e fa bene, ma quello derivato dallo sciroppo di mais e usato come dolcificante per lavorare prodotti industriali alimentari.