Anoressia, quando magrezza vuol dire successo

L'anoressia è frutto di un problema culturale: in Occidente la magrezza coincide con giovinezza e successo. E le pubblicità progresso non servono, se poi non corrispondono alla realtà.

Pubblicato da Valentina Morosini Sabato 4 settembre 2010

Anoressia, quando magrezza vuol dire successo

L’anoressia è stata definita il male dell’anima e probabilmente non bastano degli spot qualsiasi per aiutare le ragazze a sconfiggere il problema. S’invitano le modelle a prendere peso per sfilare in passerella, si vietano le taglie 38, ma poi la verità è che sono sempre le ragazze magre e bellissime a fare successo. A dimostrare questa tesi è uno studio che è stato pubblicato sulla rivista ”Evolution and Human Behavior’, seguito dallo psicologo Norman Li, della Singapore Management University, e il suo team. Vediamo insieme a quali risultati è arrivato dopo aver analizzato un gruppo formato da quasi 850 ragazze volontarie.

Le donne sembrano meno felici e più esposte al rischio di anoressia quando si trovano davanti a foto di coetanee di successo. Questo nonostante il fatto che i ritratti abbiano come soggetti donne dello stesso peso medio e giudicate come ugualmente attraenti da un campione precedente.

Lo stesso dato è stato riscontrato nei maschi gay, che tendono a ridurre la quantità di cibo assunto dopo aver visto foto di coetanei che considerano più ‘competitivi’. Lo psicologo è convinto che la spiegazione sia legata all’evoluzione della specie umana. Infatti, le popolazioni occidentali tendono a ingrassare sempre di più, soprattutto con l’età, si è iniziato a considerare la magrezza come sinonimo di giovinezza.

Come si può spezzare questo meccanismo? Purtroppo c’è un problema culturale. La presenza dei Vip su tutte le copertine ci mostra i nostri standard di successo come altamente inadeguati, con un effetto psicologico nocivo.