Anoressia: si guarisce nel 30% dei casi

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    È chiamata la malattie dell’anima, perché prima di divorarti il corpo, ti mangia l’anima. È l’anoressia, il disturbo alimentare che ogni anno uccide una persona su 200 malate e che ti perseguita per tutta la vita. È questo il principale problema: si può tenere sottocontrollo, ma il tarlo del cibo resta nella mente, come l’alcol per un ex alcolista. Si guarisce dall’anoressia nervosa nel 30% dei casi, ma si cronicizza nel 50%.

    Lo ha spiegato questa mattina a Roma il professor Fabrizio Jacoangeli, responsabile dell’Ambulatorio per la cura dell’Anoressia Nervosa all’Universita’ degli studi di Roma Tor Vergata, presentando nella sede dell’Enpam il volume ‘I disturbi del comportamento alimentare‘, pensato per fare il punto sulle acquisizioni scientifiche più recenti e per favorire lo sviluppo di un modello di intervento integrato, che solleciti strategie di prevenzione e politiche sanitarie adeguate.

    Ovviamente la domanda principale che si pongono malati, genitori e pure gli esperti è sempre la stessa: quali sono le cause? “sono patologie, quelle dei disturbi del comportamento alimentare, che nascono in famiglia – continua Jacoangeli a margine dell’incontro – ma non considero corretta l’idea che sia sempre colpa della madre del paziente. Il disagio è insito nella persona, ma il modo in cui si manifesta dipende dall’ambiente esterno, dalla società – continua l’esperto -. Società che è la via, la forma che prende il disagio, non di certo il suo fattore scatenante”.