Bulimia, curarsi con la terapia del colloquio

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    I disturbi alimentari spesso solo legati all’incapacità di comunicare il proprio disagio. Si riversano sul cibo le frustrazioni, le ansie, le paure distruggendo il proprio fisico. Si chiamano terapia cogntivo-comportamentale e terapia del colloquio e possono essere un valido aiuto nei disturbi alimentari come la bulimia e le abbuffate ricorrenti o saltuarie.

    I ricercatori dell’University of West Sydney in Australia hanno condotto uno studio in cui si suggerisce che la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è il trattamento ideale per curare i disturbi alimentari compulsivi. E la bulimia è un classico esempio di questo tipo di problema si alternano momenti in cui mangia a dismisura e diete con drastici errori.

    Il 37% delle persone che sono state seguite con la ha smesso di mettere in atto i comportamenti tipici di questo disturbo. Al contrario, le persone appartenenti a un gruppo di controllo che non ha ricevuto la CBT si è liberata del problema soltanto nel 3% dei casi. Direi che la percentuale è davvero importante.

    Come è strutturata la terapia? Sono 15-20 sedute che prevedono un incontro ambulatoriale con il terapeuta per un periodo complessivo di 5 mesi. L’obiettivo primario è quello di far in modo che il paziente sia in grado di sapersi auto controllare riconoscendo da sé i segnali lanciati dai pensieri e possa agire prevenendo il comportamento alimentare scorretto. Altrimenti sembra molto efficace l’uso della Pet Therapy.