Cos’è il binge eating?

Il binge eating, in italiano disturbo da alimentazione incontrollata, è caratterizzato da abbuffate frequenti e incontrollate, che portano i soggetti a prendere peso e ad essere sempre più insoddisfatti del proprio aspetto fisico. Vediamo in quest'articolo quali sono le cause che portano al binge eating, quali i sintomi più comuni e come fare per guarire.

Pubblicato da Irene Bicchielli Lunedì 9 ottobre 2017

Cos’è il binge eating?

Le persone che hanno un rapporto squilibrato con il cibo sono più di quante si pensi e, spesso, sono loro i primi a non essere consapevoli di essere affetti da disturbi alimentari. Proprio per questo motivo, sarebbe bene conoscere i sintomi e le caratteristiche di queste patologie per poterne prendere atto e cominciare a curarsi; esistono cure e terapie per vincere il binge eating, ma il primo passo da compiere è proprio quello di diventare consapevoli di essere affetti da un disturbo da alimentazione incontrollata. Vediamo allora quali sono i sintomi principali del binge eating, quali persone sono più a rischio e quali sono le cure e le terapie più indicate per guarire.

Binge eating: cos’è

Con la definizione binge eating disorder si intende un disturbo del comportamento alimentare che negli ultimi anni si è purtroppo diffuso in modo preoccupante; tradotto in italiano con “disturbo da alimentazione incontrollata”, il binge eating porta i soggetti a compiere grandi abbuffate di cibo in modo molto vorace e più rapido rispetto al normale, finché non si sentono del tutto sazi, in modo eccessivo e spiacevole. Si tratta di un vero e proprio disturbo alimentare che, se non viene curato, tende a diventare cronico.

Per poter definire il paziente affetto da binge eating bisogna che si verifichino una serie di comportamenti specifici, ossia:

  • Le abbuffate si verificano almeno due o tre volte ogni settimana
  • Le abbuffate si verificano per un periodo minimo di sei mesi
  • Il soggetto si abbuffa indipendentemente dalla fame
  • Le abbuffate avvengono in solitudine, di nascosto
  • Il soggetto non mette in atto meccanismi di compensazione, come avviene invece per i soggetti bulimici

Cause del binge eating

Anche se ancora non esistono molti studi su questo tipo di disturbo alimentare, ci sono una serie di fattori che possiamo tenere in considerazione per identificare i soggetti a rischio. Solitamente c’è un concorso di fattori genetici, neuroendocrini, evolutivi e affettivi, sociali: in particolare, sembrerebbero di grande importanza esperienze difficili nel corso dell’infanzia, disturbi depressivi in famiglia, tendenza al sovrappeso o all’obesità. Inoltre, grandi difficoltà ad accettare il proprio aspetto esteriore, causate spesso da commenti negativi provenienti dall’esterno, sembrano essere comuni in tutti i soggetti affetti da binge eating; all’origine di questa malattia, può esserci anche il frequente ricorso a diete dimagranti e i relativi insuccessi nel portarle a termine.

Anche uno stato depressivo può portare a un rapporto difficile con l’alimentazione e il cibo, in modo graduale o improvviso. Allo stesso modo, sentirsi isolati e soli, avere una vita sociale insoddisfacente porta alcune persone a rifugiarsi nel cibo, che viene individuato come l’unico amico in grado di capirci e darci sostegno; anche chi soffre di disagi ossessivi-compulsivi ha una più alta probabilità di sviluppare una tendenza al binge eating.

Un’alimentazione incontrollata può quindi essere causata da diversi fattori, tra cui i più comuni sono:

  • Stati depressivi a causa di difficoltà economiche, lavorative o personali
  • Scarsa autostima, soprattutto nelle donne che non accettano il proprio corpo perché non abbastanza magro o attraente
  • Fame dovuta a una dieta eccessivamente rigida, a cui spesso tentano di sottoporsi le persone in sovrappeso od obese
  • Ansia, noia o solitudine

Binge eating: soggetti più colpiti

Ora che abbiamo visto quali sono i fattori di rischio, cerchiamo di individuare chi sono i soggetti più colpiti dal disturbo da alimentazione incontrollata. Ad oggi, sembra che il binge eating colpisca circa il 2-3% della popolazione adulta, interessando individui normopeso, sovrappeso od obesi: la diffusione del disturbo da alimentazione incontrollata cresce proprio in concomitanza con il grado di sovrappeso, infatti gli Stati Uniti sono uno dei paesi più colpiti. L’età media varia tra i 30 e i 60 anni, con un picco maggiore tra i 30 e i 40 anni: non si tratta dunque di un disturbo che interessa gli adolescenti, ma che va a colpire persone adulte, anche se spesso si tratta di individui che avevano avuto in precedenza disturbi alimentari di vario tipo. Inoltre, è stata dimostrata una tendenza familiare alla patologia: c’è una percentuale maggiore di persone che soffrono di binge eating tra coloro che hanno almeno un parente di primo grado che soffre della stessa malattia o di altri disturbi del comportamento alimentare o disturbi psichiatrici.

Anche se si tratta di una malattia che colpisce in prevalenza soggetti di sesso femminile (8% rispetto al 2% dei soggetti maschili), è comunque il disturbo del comportamento alimentare più diffuso tra i maschi, rispetto a patologie come bulimia e anoressia.

Binge eating disorder: sintomi

Come abbiamo visto, i soggetti affetti da binge eating praticano abbuffate frequenti e voraci, senza mettere in atto alcun meccanismo di compensazione come vomito o eccessivo esercizio fisico; è per questo motivo che le persone che soffrono di questa patologia sono solitamente sovrappeso o addirittura obesi.

I binge eaters solitamente pianificano le loro abbuffate, acquistando una grande quantità di cibo spazzatura, calorico e grasso, e poi divorandolo quando sono soli; l’abbuffata avviene di nascosto perché si prova un senso di vergogna per quello che si sta facendo. Il cibo spazzatura, o junk food, è come una coccola, una consolazione, un vero e proprio anestetico contro le emozioni negative e le esperienze insoddisfacenti della vita reale: per scacciare via ansia, depressione, solitudine, critiche, imbarazzo, frustrazioni e tristezza, il soggetto affetto da binge eating si consola con patatine fritte, hamburger, dolci e merendine ipercaloriche.

Il binge eating è un disturbo che, se non viene curato, tende a diventare cronico e provoca una vera e propria dipendenza da cibo, esattamente come quella da alcool, tabacco o droghe.

Abbuffate compulsive

Chi è affetto da questa patologia, non distingue la fame dall’appetito: mentre la prima è un vero e proprio bisogno fisico, il secondo è un semplice desiderio di mangiare cibi particolarmente gustosi e appetibili, il classico junk food. Senza alcun meccanismo di compensazione, il peso del binge eater tende ad aumentare e questo lo porta al senso di colpa, alla frustrazione e alla depressione perché il proprio aspetto fisico non corrisponde al suo ideale; allora decide di cominciare una dieta ipocalorica per porre rimedio all’abbuffata, ma la dieta porta con sé un senso di fame e di insoddisfazione, oltre al desiderio di mangiare alimenti gustosi; così, la dieta viene sistematicamente interrotta da un nuovo episodio a base di cibo spazzatura e il soggetto finisce per entrare in un circolo pericoloso per la propria salute fisica e psichica.
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Binge eating disorder: come guarire

Come per tutti i disturbi del comportamento alimentare, il primo passo da fare è quello di riconoscere il problema e capire se i sintomi possono essere riconducibili al binge eating disorder. Si tratta, come le altre patologie alimentari, di un disturbo che porta con sé una grande sofferenza, che conduce il soggetto a modificare la sua vita quotidiana e le sue abitudini, che lo spinge verso l’isolamento e la depressione; per tutti questi motivi, sarà indispensabile cominciare una terapia con un medico specialista. Rivolgetevi prima di tutto ad uno psicologo o ad uno psicoterapeuta, che saprà indicarvi il giusto percorso per voi.

Le cure psicologiche solitamente si basano sul controllo dell’assunzione di cibo finché il soggetto non riesce a sviluppare una vera e propria coscienza alimentare: una volta arrivato a questo stadio, il paziente sarà in grado di limitare, o addirittura di eliminare, le abbuffate. L’approccio si focalizza sugli aspetti emotivi che sono alla base dell’insoddisfazione come la bassa autostima, i problemi interpersonali, l’impulsività, l’insoddisfazione: tutti questi fattori portano il paziente a mangiare eccessivamente anche se si è dato l’obiettivo di dimagrire. Non è raro che venga richiesto al paziente di tenere un dettagliato diario alimentare: prendere coscienza dei comportamenti scorretti, infatti, si è rivelato uno strumento incredibilmente efficace, che obbliga il soggetto a valutare e soppesare qualsiasi scelta alimentare; inoltre, questo aiuta lo specialista a individuare i comportamenti alimentari scorretti e quindi a mettere in pratica una strategia mirata per correggerli. La guarigione è lenta e avviene in modo molto graduale, affinché l’instaurarsi di un rapporto corretto con il cibo sia duraturo e solido.

Binge eating disorder: terapia farmacologica

Accanto alle cure psicologiche, esistono ovviamente anche le cure farmacologiche, che possono essere affiancate al percorso con lo specialista, se questo lo ritiene necessario. Ancora non vi sono abbastanza riscontri in letteratura per poter capire l’efficacia delle terapie farmacologiche impiegate, anche se si sono riscontrati due fatti: dopo pochi mesi, i benefici dei farmaci risultano diminuire; non si sono osservate riduzioni significative del peso nei pazienti. C’è da dire, comunque, che la frequenza delle abbuffate è diminuita in modo significativo nei pazienti che si sono sottoposti a trattamento farmacologico a base di antidepressivi (principalmente si tratta di serotoninergici), anche se solo nel breve termine.

Photo by Mariah Bater / CC BY