Dieta alternata: funziona davvero!

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    Un giorno a dieta e il giorno dopo no, ecco in sintesi la dieta alternata che come rivela un recente studio non è un rimedio last minute per chi deve perdere qualche chilo, ma un’abitudine molto seria e che ha degli effetti positivi e concreti.

    Lo sostiene una ricerca dell’Università dell’Illinois a Chicago (Usa), e pubblicata dall’ American Journal of Clinical Nutrition: seguendo un regime restrittivo alternato a giorni “liberi” favorirebbe il dimagrimento più di una dieta costante ipocalorica.

    Per lo studio 16 persone obese hanno alternato, per 8 settimane, un giorno di semi digiuno con uno in cui potevano mangiare a volontà, limitando però i grassi.

    Nelle prime 4 settimane, i menu del giorno di dieta erano forniti dal centro di ricerca, nelle altre 4, venivano scelti dai singoli. Dopo 8 settimane i ricercatori hanno notato una perdita media di peso di 5,6 kg (si andava da 4,5 a 13,5 ) superiore a quanto atteso (2,2 kg).

    «I risultati ottenuti con questa dieta — sottolinea Lorenza Caregaro Negrin, direttore del Servizio di dietetica e nutrizione clinica dell’Università di Padova — vanno presi con cautela anche perché dei 20 soggetti che hanno partecipato alla ricerca, solo 16 hanno concluso il programma. E nessuno dei soggetti prescelti per questo esperimento presentava malattie particolari a parte l’obesità.

    Questo ci dice due cose: che non tutti si adattano ad una strategia di questo tipo ma, prima ancora, che una restrizione calorica così severa, anche se applicata solo un giorno su due, richiede una attenta valutazione dello stato di salute. Nelle giornate di quasi-digiuno l’introito di proteine, carboidrati e altri importanti fattori nutritivi, come il calcio, e protettivi, come la fibra e vari composti antiossidanti, era del tutto inadeguato e questo può comportare dei rischi, specie a medio e lungo termine. A dover evitare questo tipo di diete sono soprattutto donne in gravidanza e che allattano, adolescenti e anziani, diabetici e chi soffre di insufficienza renale, epatica o cardiaca.

    Lo stesso vale per chi ha (o ha avuto) un disturbo del comportamento alimentare: saltare i pasti può infatti favorire la perdita di controllo».