Dieta Dash: tenere sotto controllo la pressione

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    Dieta Dash: tenere sotto controllo la pressione

    Che l’alimentazione fosse fondamentale per tenere sotto controllo l’ipertensione lo sapevamo: ma qual è la dieta migliore? Sono così state messe a confronto due diete, la prima che prevedeva un quantità ridottissima di carboidrati e la seconda è la dieta Dash che è risultata la dieta anti-ipertensione per eccellenza. E non solo: questo regime alimentare ridurrebbe anche significativamente la massa ventricolare cardiaca sinistra, chiaro segno di scompenso. Verdura, frutta, carboidrati pochi grassi, ecco i segreti per tenere sotto controllo i’ipertensione.

    E questi sono proprio i principi della dieta Dash che prevede molta frutta e verdura, latticini magri, cereali, proteine in quantità moderata e pochissimi grassi, soprattutto saturi.

    L’altra dieta invece è da sconsigliare perché ridurre drasticamente i carboidrati non aiuta certo il nostro benessere.

    «Pochi grassi animali, cibi sani, calorie commisurate al dispendio energetico. Che l’alimentazione giochi un ruolo di primo piano nel prevenire le malattie cardiovascolari è un dato di fatto ormai noto. È però più problematico tracciare indicazioni valide sempre e comunque al di là di alcuni “pilastri” fondamentali, perché ciascuno ha determinate caratteristiche che impongono scelte diverse», sottolinea Massimo Volpe, presidente della Società Italiana di Prevenzione Cardiovascolare (SIPREC).

    «C’è chi trae molti vantaggi da un mutamento dell’alimentazione, ad esempio chi è obeso, soffre di sindrome metabolica o ha una forte familiarità per le malattie cardiovascolari In altri casi, ad esempio negli ipertesi, i vantaggi ottenibili cambiando alimentazione sono importanti, ma non sempre decisivi: gli stessi studi sulla dieta DASH hanno verificato che la pressione scende, ma che non si ottengono benefici in termini di riduzione della mortalità o dell’incidenza di eventi cardiovascolari. Ciò significa che una riduzione dei parametri di rischio come quella osservata in questi due studi è un buon risultato, ma spesso non basta a risolvere tutto: se c’è un problema clinico specifico è opportuna una valutazione attenta per associare all’alimentazione altre misure preventive, anche farmacologiche», conclude Volpe.