Nessuno tocchi la Nutella

Una nuova legge del parlamento europeo potrebbe non piacere alla Ferrero che produce la mitica Nutella: non ci resta che stare a vedere e sperare che non ci neghino anche questo piccolo piacere.

Pubblicato da Francesca Bottini Giovedì 24 giugno 2010

Tempi duri per i golosi che proprio non riescono a rinunciare al classico “pane e Nutella”. Il Parlamento Europeo ha infatti approvato un decreto che costringe i prodotti che contengono più di 10 grammi di grasso ogni 100 a non fare pubblicità con slogan nutrizionali o salutistici. Un brutto colpo pel la Ferrero e per la Nutella che da sembra hanno basato le loro campagne pubblicitarie proprio su questi punti. La Nutella diventa quindi l’imputato numero uno e il vicepresidente dell’azienda si dice molto preoccupato per questo provvedimento che potrebbe in futuro, aprire a scenari molto meno rosei ed edificanti. Difficile infatti trovare dei dolci che contengano meno di 10 grammi di zucchero ogni 100 grammi di prodotto….

Insorge il vicepresidente Gruppo Ferrero, Francesco Paolo Fulci, che sottolinea come “la nostra grande preoccupazione per la Nutella, come per la stragrande maggioranza dei prodotti dolciari è che oggi ci dicono di non fare messaggi promozionali, ma domani – e ci sono già alcune organizzazione di consumatori che spingono in questo senso – ci faranno scrivere come sulle sigarette: Attenti è pericolosa, favorisce l’obesità, o magari ci metteranno delle tasse fortissime come hanno previsto di fare in Romania”.

Le nuove regole europee comunque obbligano le aziende ad indicare chiaramente sulla confezione le quantità di grassi, grassi saturi, glucidi, sale e calorie contenute nei prodotti venduti oltre alle linee guida sulle quantità giornaliere da assumere.

La legge proposta ora deve passare al Consiglio dei ministri dell’Ue e tornare al Parlamento europeo.

Staremo a vedere: quello che penso è che la Nutella non ha certo mai fatto male a nessuno ma sono piuttosto le quantità che certi bambini mangiano giornalmente a preoccupare. In questo caso la colpa non è certo dell’azienda ma dei genitori!

Fotografie tratte da
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