Sfizi troppo appetitosi: un attentato alla linea

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    Attenzione ai piccoli sfizi alimentari: certo, non fanno male, ma a lungo andare possono innescare nel cervello una sorta di dipendenza che ci porta a desiderarne sempre di più con conseguenze poco piacevoli per la nostra linea.

    Lo studio è stato condotto dal UT Southwestern Medical Center di Dallas e rivela come alcuni acidi grassi saturi interagiscano nel nostro cervello rendendolo impermeabile ai segnali di sazietà per circa 3 giorni.

    Più mangiamo e più mangeremmo insomma, burro, formaggio, latte sono senza dubbio stuzzicanti per il palato ma rischiano di renderci famelici per i tre giorni successivi.

    Il colpevole è l’acido palmitico, che renderebbe nullo il meccanismo di insulino-resistenza: la fame percepita quindi diventa sempre più forte e la voglia di cibi sfiziosi ci induce a cedere davanti ad un invitante fritto misto o ad un piatto di formaggi stagionati.

    “Normalmente, il nostro organismo è preparato a mandare un segnale quando abbiamo mangiato a sufficienza ma questo non sempre accade se abbiamo nel piatto qualcosa di buono. Il nostro studio suggerisce infatti che quando il nostro pasto è molto ricco di grassi, il cervello viene “stordito” e diventa resistente ad insulina e leptina – gli ormoni coinvolti nella regolazione del peso corporeo”, spiega Deborah Clegg, coordinatrice dello studio.